
Prendemmo l’aereo per Berlino.
Il viaggio dura poco, arriviamo in un batti baleno. Non c’è nemmeno scalo, che strano. Siamo con il padre del mio ragazzo, il signor G., che ci viene a prendere in macchina (non sapevo si trovasse a Berlino), per portarci a casa.
La strada è un pò lunga, guardo fuori dal finestrino per ammazzare il tempo. Noto una Pandina rossa e mi viene da sorridere, dò un’occhiata all’interno e c’è un tizio che conosco con la sua fidanzata, che dormono sul sedile di dietro. Stranissimo! Anche loro a Berlino. Ma davanti… nessuno sta guidando, o forse c’è qualcuno ma si è accasciato nel sonno anche lui. “Oh mio dio! Sono destinati ad avere un incidente”, non faccio a tempo a dirlo che vedo la Panda sbandare un pò e poi ancora di più, finchè non va fuori corsia e fuori strada e in acqua. Cazzo! Telefoniamo per farli ripescare.
Scendiamo dalla macchina, io seguo Dario. Ci addentriamo nella città , che diventa a poco a poco sempre più simile ad un paesino, con strade strette percorribili solo a piedi che si attorcigliano. Non c’è gente per strada. Mentre osservo un pò la situazione, perdo di vista Dario, mi affretto quindi a cercarlo.
Imbocco una stradina in salita, a gradoni, che come un serpente avvolge svariate case. Sul bordo dei gradoni ci sono strane scritte, fanno paura. Arrivata in cima alla strada, col fiatone, mi accorgo che non ha sbocco. C’è solo la porta aperta di una casa e un lungo corridoio. Non so perchè, d’istinto, m’infilo in questa casa e percorro il corridoio, convinta che mi porti all’altro lato della strada. La casa è deserta. Il lungo percorso non mi fa arrivare in nessuna strada, piuttosto in una cameretta pulita, come pronta per accogliere un ospite.
Salta fuori un ragazzo, mi saluta. Oddio, è Seth Cohen. Cioè Adam Brody. So che Seth Cohen non esiste nella realtà . Mi guarda gentile e io gli chiedo scusa, mi sono sbagliata ad entrare in casa sua. E parlo in tedesco, un tedesco molto buono. Lui annuisce e parla in tedesco anche lui. Sopraggiunge una coppia, saranno i suoi genitori e mi dicono che mi stavano aspettando e che saranno lieti di ospitarmi per un lungo periodo. Io chiedo loro cosa significa tutto ciò, non ne so niente di un mio eventuale soggiorno lì da loro e poi non sono venuta a Berlino da sola, ho i miei amici da raggiungere. Passa una ragazza, vestita solo di un’asciugamano, sembra non vedermi, sembra autistica, la saluto ma niente.
I genitori vanno via. Resta Seth, cioè Adam. Gli parlo in Inglese. Mi devo far capire per bene. E poi lui è Adam Brody cavolo! Gli chiedo nuovamente di spiegarmi la situazione, c’è un equivoco, io non ne so niente. Lui mi dice di non bluffare e vuole che gli racconti cosa ho combinato, vuole sentire dalla mia bocca il motivo del mio soggiorno rieducativo lì da loro.
‘Rieducativo‘?!? What the hell is he saying?! Riparlo in tedesco, lui mi corregge ‘gesprochen’ con ‘gesprachen’. Ma è un errore!
Berlinese che non sa i paradigmi dei verbi tedeschi, in più attore di serial americano. Faccio due più due e realizzo che sarà una sorta di candid camera. Oppure un reality à la Truman Show.
Dico la mia supposizione ad Adam. Lui scuote la testa e se ne va chiudendo la porta.
Per un secondo penso che Adam Brody è molto sexy dal vivo e che probabilmente il reality consisterà nell’indurmi in tentazione col mio boyfriend che guarda da casa. Ma il pensiero dura un attimo, mi guardo intorno e la stanza non ha niente dell’harem, nè del club cool, sembra piuttosto la camera di un ospedale.
Vorrei urlare.
candidblack*net /blog
A Bildungsroman in the shape of a blog
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