Ieri sera davanti ad una bella pizza, ascoltavo un mio amico snocciolare uno dopo l’altro gli aneddotti della sua infanzia. Improvvisamente mi sono accorta di quanto i suoi ricordi fossero simili ai miei e di come avessi accantonato completamente certe memorie.

Mi sono ricordata di mia madre che mi portava al mercato, ogni mercoledì pomeriggio dopo la scuola. Di come puntualmente mi comprava un sacchettino da mille lire di patatine fritte, le patatine più buone che abbia mangiato in vita mia.
Mi sono ricordata di quando la domenica mio padre mi portava al Bar Milan. Era un posto sempre pieno di uomini grandi e grossi ed era un pò lontano da casa, così che ci potevo andare solo se veniva anche mio padre. C’erano i videogiochi, ma la mia preferenza andava al Flipper. Stavamo a giocare anche per due ore di fila, io e mio padre. Ci sfidavamo. All’inizio vinceva sempre lui, poi col tempo e con l’esercizio sono diventata pure io un osso duro :P.
Vicino a casa mia c’era il Bar Inter che odiavo, sia perchè ero una milanista sfegatata, sia perchè dopo una certa ora nel pomeriggio si riempiva di ragazzi più grandi e di adulti che bevevano, schiamazzavano e bestemmiavano e io ne avevo un pò paura.
Mi sono ricordata dei ghiaccioli all’oratorio a 500 lire. Dei giochi da tavola con cui avrei voluto giocare ma che trovavo sempre occupati. Gli unici che restavano lì in fondo all’armadio erano gli scacchi, per cui però provavo un certo rigetto.

Mi sono ricordata della messa la domenica, dei Corrierini che prendevamo senza lasciare mai l’offerta, di come affamati e accompagnati dal padre di qualcuno andavamo in un bar parecchio carino, con le porte stile saloon e mangiavamo i salatini e le olive a sgamo che tiravano fuori per accompagnare gli aperitivi.
Mi sono ricordata di Luana. Una ragazzina più grande di me di almeno 5 anni. Di quanto fosse bella e somigliante a Skipper, di come pendessi dalle sue labbra e di come avrei fatto di tutto pur di sembrarle degna della sua stima. Di come ci riuscii in qualche modo e di quando mi fece fare un giro lunghissimo e meraviglioso sulla canna della sua montain bike.
Mi sono ricordata dei miei vicini di casa calabresi. Tutti, maschi e femmine, con i capelli rigorosamente corti. Dopo cena, col buio sotterravano le bucce dell’anguria e d’estate mi offrivano sempre il latte freddo con lo sciroppo alla menta o all’amarena.
Mi sono ricordata di come imparai da sola nel giardinetto ad andare in bici, grazie ad una bicicletta rossa e scassata rimediata in qualche modo dai miei genitori. Di quando feci vedere ai miei amici che avevo imparato e di come per 5 minuti batterono le mani mentre io continuavo a pedalare, in cuor mio felicissima e gaudente.
Mi sono ricordata di quando a 7 anni, una mia amica più grande mi mostrò le sigarette che aveva preso alla madre, mi fece vedere come si fumavano e mi disse di provare a fumare io a mia volta. Mi chiese di domandare ai miei genitori quanto costassero le loro sigarette e se gliene potevo portare qualcuna delle loro.

Mi sono ricordata di come un giorno mio zio mi aveva portato la vhs degli Aristogatti, di come mi sono chiusa in soggiorno a guardarla, ma trovandola noiosa mi misi invece ad aprire e leggere le lettere della fidanzata di mio zio che lui teneva in una 24 ore. Di come mi feci scoprire e rimproverare aspramente e di come avrei voluto morire di vergogna.
Mi sono ricordata di quanto bastarde fossero certe bambine, di come spesso finiva che giocassi o passeggiassi da sola.
Mi sono ricordata di Terry, una bambina un anno più grande di me. Di quanto tempo trascorressi con lei, soprattutto d’estate quando era a casa da sola col fratello perchè entrambi i genitori lavoravano. Del gateau di patate che suo madre le lasciava pronto da riscaldare e della sua pruriginosa curiosità per il sesso.
Mi sono ricordata di quando vidi un ragazzo lunghissimo, steso per terra, come se stesse dormendo mentre tornavo da scuola, di come mia madre subito mi allontanò da lui. Di come lo rividi un paio d’ore più tardi, dal balcone, mentre barcollante si dirigeva verso la stazione.
Mi sono ricordata di quando d’estate venivo in Sicilia. Di come cercassi dei ragazzini con cui giocare e di come non riuscivo a capirli perchè parlavano in siciliano.
Credo che ci sia tanta malinconia nel rievocare queste memorie, perchè ormai sono lontana dai luoghi in cui ho vissuto tra gli 0 e 10 anni. Non mi capiterà di incontrare per strada le amichette bastarde divenute ora sagge e giudiziose o il maestro Vanni…
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